lunedì, 03 marzo 2008

IL TIROLO E I SUOI EROI

Briganti tirolesi
sabato 24 marzo 2007.
di Alessio Scattolini

È possibile trovare, in ottica dell’identità propria di un paese, la virtù fondamentale dell’orgoglio tradizionale e della ragione delle proprie radici. In seconda istanza persino un parallelismo tra la tormentata terra alto-atesina e lo stabile territorio mantovano parlando di una figura pressoché ormai dimenticata: quella di Andreas Hofer. Nato a Sankt Leonhardt in Passeier (S. Leonardo in Passiria) nel 1767, di umili origini, oste e commerciante di cavalli, prende posto nella storia della sua regione e di quella nazionale con la sua esecuzione a Mantova nel 1810. L’elemento principale di questa analisi è fugare ogni imprecisione sul pensiero Hoferiano: troppo spesso bollato come reazionario e filo-assolutista, ha visto sminuirsi una non comune capacità di svincolarsi dai “poteri forti” e un eccezionale senso antioppressivo, che a mio credere si mostra unico per l’epoca, a causa dei retaggi culturali che nei secoli si sono erroneamente portati alla ribalta durante Risorgimento e Prima Guerra Mondiale. Alcuni Autori, della figura di Andreas Hofer, mettono in risalto l’aspetto profondamente cattolico e restauratore, che osteggiava il periodo rivoluzionario, giacobino e illuminista importato dai francesi. Piuttosto sarebbe meglio valutarlo con senno politologico come rappresentante di un romanticismo nascente e facente riferimento al famoso movimento tedesco dello sturm und drang; sconvolgimento ed impeto, per dare una misura alla forza dei sentimenti e delle passioni, sottolineando la forza della ragione e la centralità dell’uomo e della sua dignità rispetto alla ragion di Stato. La Pace di Presburgo, firmata il 26 dicembre del 1805, vide uscire vincente Napoleone I, primo beneficiario del trattato, avendo sconfitto ad Austerlitz la coalizione anglo-austro-russa (la battaglia dei tre Imperatori, 2 dicembre 1805), costringendo l’Austria a cedere i territori del Tirolo e del Voralberg alla Baviera. Le genti delle valli dolomitiche videro subito un brusco cambiamento legislativo; in primis le terre ecclesiastiche e nobiliari che erano state nazionalizzate e poi vendute non furono restituite ai precedenti proprietari e l’Imperatore austriaco Francesco I dovette riconoscere l’ascesa dei nuovi re dei territori ceduti e prendere atto della Confederazione del Reno, un’alleanza stipulata da Napoleone stesso con i principi tedeschi regnanti in Baviera. I tirolesi insorsero. Capeggiati dall’Hofer, costituirono uno dei primi (se non il primo) esempio di Resistenza armata. La rivolta fu presto sedata dalle forze più organizzate dei francesi a scapito dei contadini disorganizzati e inferiori di numero. Andreas Hofer dovette riparare in una vallata sotto mentite spoglie per evitare le ire napoleoniche. Vendetta che non tardò ad arrivare, nel 1809. La rivolta di quattro anni prima segnò un’onta sui vittoriosi, a tal punto da ricercare tutti i partecipanti dei moti del 1805 per condannarli a morte. Il 14 ottobre dello stesso anno, la Francia firmò un trattato di pace con l’Austria-Ungheria ma allo stesso tempo gli stessi artefici dei primi movimenti d’indipendenza sudtirolesi si rimisero in armi. Fatto particolare, che questa volta, oltre al nemico di sempre, i contadini si sentirono traditi dal proprio Imperatore, reo di aver firmato l’armistizio coi transalpini, cedendo di fatto i territori al centro della contesa. Diversi furono i motivi che spinsero le genti altoatesine a rimettersi in armi contro l’oppressore: Lo stesso Hofer ne attribuì le ragioni: “all’ingiustizia, ai trattamenti disumani subiti dalla propria gente. Ma soprattutto alla spartizione del Tirolo in tre province indipendenti, alla reintroduzione della carta bollata, con conseguente introduzione di funzionari stranieri corrotti e alla coscrizione di leva obbligatorio che si scontrava di fatto con il modello di servizio militare su base imperiale, garantito in precedenza dal sovrano asburgico.” I tirolesi combatterono ripetutamente contro le milizie ottenendo ripetute vittorie; il 12 aprile venne liberata Innsbruck ma immediatamente dopo caduta in mani bavaresi, il 29 maggio riconquistata attraverso la famosa battaglia del Bergisel, di nuovo rioccupata il 30 luglio e infine definitivamente conquistata da Hofer. Il 14 ottobre successivo venne sancita la Pace di Schoeőnbrunn, che segna la fine delle rivolte tirolesi. Sebbene il trattato di pace prevedesse l’amnistia per i rivoltosi, si profilò una violenta repressione affidata a Eugenio de Beauharnais, figlio di prime nozze di Giuseppina, prima consorte di Bonaparte. Hofer continua la lotta. Nella stessa località che vide fiorire le prime vittorie, il bergisel, la potenza militare napoleoniche vede prevalere sull’esercito rivoluzionario, il 1° novembre 1909, anche se sacche di resistenza permangono sparse sul territorio, a volte con cruenti scontri. Hofer si nascose in montagna dove verrà tradito da un suo stesso compaesano, Josef Raffl per denaro, il 27 gennaio 1810. Tradotto in carcere a Bolzano e poi a Mantova. I documenti dell’epoca, conservati gelosamente nella biblioteca Teresiana di Mantova, riportano un carteggio molto interessante tra il Vicerè d’Italia, il principe Eugenio, e l’empereur in persona, Napoleone. Il principe Italiano, venne mosso a compassione per il montanaro e cercò di evitargli il patibolo, persino il tribunale che ebbe a giudicare Hofer sentenziò per una reclusione. Napoleone venne a conoscenza di queste decisioni e si oppose vigorosamente, scrivendo al Vicario al trono italico con toni accesi che egli avrebbe voluto il prigioniero a Parigi e sapendo che invece languiva nelle prigioni virgiliane, ordinò una Commissione militare proprio nella città dei Gonzaga, con giudizio ed esecuzione immediati; All’ordine nemmeno Eugenio potè contrapporre giuste ragioni. Andreas Hofer venne condotto di fronte al plotone d’esecuzione il 20 febbraio 1810. Rifiutata la benda sugli occhi ebbe persino modo di beffarsi della mira dei soldati prima di perire, allorquando alla prima scarica mancarono il bersaglio. Va ricordato che in quei giorni si andava a celebrare il matrimonio tra Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d’Asburgo e ben poco avrebbe potuto l’intervento della Reale austriaca per salvare la vita al suo fedele suddito. Le spoglie di Hofer dal 1823 riposano ad Innsbruck, mentre a Mantova sul luogo della fucilazione oggi sorge un giardino intitolato all’eroe Tirolese ed ogni anno, in ricorrenza della morte intere ondate di “schutzen” dall’AltoAdige scendono a mantova con le loro divise e costumi d’epoca per ricordare le gesta e il sacrificio del loro predecessore. Resta a mio parere integra, al di là di ogni giudizio politico dei fatti descritti, la bontà delle azioni che mossero un uomo e un popolo a sottrarsi al giogo e alle imposizioni dello straniero invasore, tema che storicamente venne caro alcuni anni dopo alle genti italiche nei primi moti risorgimentali e nelle successive guerre d’indipendenza e ancora più in là durante la Resistenza al Nazifascismo. 

*Articolo pubblicato sul blog: www.altroconfronto.it

Commenti

Briganti a parte, sabato partiamo con il piccolo Zack? dobbiamo fargli delle nuove foto e aggiornare il blog!!!

Scritto da: Greta | martedì, 11 marzo 2008

I commenti sono chiusi